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DOSSIER COMPLETO PRESENTATO AGLI ENTI ELENCATI SOTTO INERENTE LA DELIBERA REGIONALE N° 19 DEL 2008
RINGRAZIAMO IL PROFESSORE GIOVANNI MERIANA PER IL SUO PREZIOSO CONTRIBUTO Valbrevenna 23 luglio 2008 Dipartimento ambiente Regione Liguria Direttore Generale: Dott.ssa Gabriella Minervini Indirizzo: Via D'Annunzio 111 Settore Valutazione Impatto Ambientale Dirigente: Dott.ssa Paola Solari Indirizzo: Via D'Annunzio 111 E-mail: via@regione.liguria.it Per conoscenza Settore Staff Tecnico del Dipartimento Dirigente: dott. Gaetano Schena Indirizzo: Via D'Annunzio 111 E-mail: politiche.ambientali@regione.liguria.it Direttore Generale: arch. Franco Lorenzani Indirizzo: Via D'Annunzio 113 E-mail: dirgen.pianpaesamb@regione.liguria.it Servizio Tutela del Paesaggio Dirigente : arch. Giuliano Bernardini Indirizzo: Via D'Annunzio 113 E-mail: tutela.paesistica@regione.liguria.it Settore Urbanistica Dirigente: dott.ssa Clara Oliveri Indirizzo: Via D'Annunzio 113 E-mail: clara.oliveri@regione.liguria.it Comune di Valbrevenna Sindaco: Mario Palomba e V. Sindaco e assessore ambiente: Michele Brassesco 16010 Valbrevenna (GE) - Localita' Molino Vecchio, 13E-mail: info@comune.valbrevenna.ge.it Il Consiglio Regionale WWF Liguria Presidente Marco Piombo Sezione Liguria Indirizzo Vico Casana, 9/3 CAP 16123 Città Genova Provincia GE liguria@wwf.it ITALIA NOSTRA Dr. Federico Valerio P.zza Fontane Marose 6/4, 16123 Genova genova@italianostra.org
Il comitato “ Difendiamo la Valbrevenna”, portavoce ad oggi di oltre 300 cittadini animati dalla volontà di difendere il territorio (senza alcun fine politico o pregiudizio) è nato nel Novembre del 2007 come risposta all’intenzione dell’amministrazione comunale di Valbrevenna di autorizzare un progetto di impianto eolico sul crinale più bello della valle, dal Passo dell’incisa al monte Schigonzo, presentato dalla ditta “La Tecnocasa srl.”.A fronte del silenzio dell’amministrazione comunale, che a tutt’oggi persiste, il Comitato si è immediatamente attivato per approfondire tutte le problematiche connesse e per informare in modo esaustivo la popolazione sulle conseguenze negative che deriverebbero per la Valle dalla realizzazione dell’impianto.Constatata la netta opposizione al progetto manifestata dagli abitanti di Valbrevenna, nei mesi successivi durante il consiglio comunale del novembre 2007 e del 18 luglio 2008, l’amministrazione dichiarava che il progetto in questione sarebbe stato abbandonato. In oggi, presa visione della delibera regionale n° 19 del 2008 che individua tra i possibili siti idonei alla costruzione di centrali eoliche la Valbrevenna, il Comitato ritiene necessario formulare le seguenti osservazioni, frutto anche dell’esperienza maturata in anni e anni di presenza sul territorio. 1) Contrarietà della popolazioneGli abitanti in primis, fortemente contrari al progetto e da sempre impegnati alla salvaguardia del territorio e le numerose persone che in questi anni, a fronte di gravi sacrifici, hanno acquistato e ristrutturato abitazioni, tornando a vivere in Valbrevenna e così rivitalizzandola, si ritroverebbero oggi obbligati a convivere per sempre con mostri di acciaio a pochissima distanza dalle proprie case e dal proprio contesto ambientale, costretti a subire il fortissimo rumore che producono gli aerogeneratori e la loro ingombrante presenza. A questo a riguardo la legge indica una distanza minima dalle abitazioni di 300 metri lineari, distanza che nel caso del paese di Clavarezza non viene rispettata ; 
ma anche i paesi di fronte Frassinello, Piani e Frassineto o immediatamente a ridosso della costa indicata per gli impianti, come Nenno, Caserza e Cereta subirebbero un notevole danno, vista la strettissima conformazione della valle, unica tra quelle del Genovesato.Il recupero del territorio, tanto decantato dalle amministrazioni a tutti i livelli, deve essere finalizzato ad offrire a persone stanche della città sempre più invivibile e amanti di una natura intatta, la possibilità di insediarsi nelle nostre frazioni, come è già avvenuto in alcuni piccoli centri e non installando abnormi torri di acciaio ad esclusivo “interesse” di pochi, posizionate su uno dei percorsi più belli e più battuti del parco Antola, nell’ambito del quale tutto il Comune di Valbrevenna è compreso. 2) Impatto ambientale devastanteGià da un primo sopralluogo al sito individuato, balza evidente l’esigua distanza, valutata in poche centinaia di metri in linea d’aria, dai crinali ai paesi che formano il Comune. Questa anomalia non si riscontra in nessuno degli impianti eolici già esistenti, in Liguria , in Italia e nel resto d’Europa, dove gli aerogeneratori vengono posti su grandi valli aperte, pianure e aree desertiche. Non si capisce, o forse è fin troppo chiaro, come possa essere consentita l’installazione di simili strutture, alte più di 100 mt, che nulla hanno a che fare con la natura circostante ancora intatta, quando per ristrutturare un piccolo rustico occorre rispettare, come è giusto, miriadi di normative al fine di mantenere e conservare l’ originalità delle tipologie esistenti. Il crinale misura una larghezza molto limitata, il costruire piazzole adibite alla manovra dei mezzi pesanti e alle fondamenta di ogni singola torre, comporterebbe la movimentazione di un enorme quantità di terra, la gettata di centinaia di tonnellate di cemento, uno stravolgimento irreversibile dell’intera area.Il sito proposto si trova ad un altezza superiore ai 1000 metri slm, e la stretta conformazione delle valli circostanti, lo rende visibile dalla riviera Ligure fino al Monviso; inconcepibile ed aberrante l’idea di posizionare torri di metallo, alte quattro volte il campanile delle frazioni che stanno attorno, nel punto più visibile della valle. A fronte di tutto ciò, riteniamo incomprensibili i criteri utilizzati dagli organi competenti per identificare le zone idonee, a quanto pare basati esclusivamente sulla vicinanza della linea elettrica dell’alta tensione e su un minimo di viabilità già esistente. 3)Criticità idro-geologicaIl territorio della valle, che insiste sui calcari marnosi dell’Antola, roccia disposta a strati e notoriamente colassabile a seguito di infiltrazioni d’acqua, da sempre è interessato a importanti fenomeni di smottamenti e frane. In particolare il crinale destinato all’installazione dell’impianto eolico come evidenziato sulla Carta di Criticità della Protezione Civile (vedi allegato 1 ) presenta ben otto zone classificate “ ad elevato rischio frane” . A conferma di quanto sopra, è noto che alcuni anni fa si è staccata una frana con un fronte di un centinaio di metri che si estende dal crinale stesso fino a fondo valle, determinando l’isolamento della frazione di Costa Clavarezza. Negli anni recenti si sono avuti altri smottamenti come quello tra le frazioni di Porcile e Clavarezza e tra Porcile e Pareto, che hanno assorbito per il loro risanamento numerosi fondi pubblici. Ulteriore fonte di grave preoccupazione è l’idea di riposizionare la terra rimossa in fase di scavo sulle fondamenta di cemento delle torri al fine di “ribonificare” il paesaggio: data la ripidità dei versanti, al primo acquazzone si formerebbero importanti smottamenti della stessa. 4) Impatto negativo su fauna e flora L’ area indicata come idonea è incastonata tra due aree sic, di fondamentale importanza naturalistica , il Parco Antola e il Conglomerato di Vobbia. L’interezza e l’ottima conservazione del territorio fino ad oggi, rende forte la presenza di avifauna protetta quali il biancone, il succiacapre, l’averla, la pernice rossa, la poiana, i gufi, l’allodola, cantata da Firpo in una memorabile poesia ed altre specie come da relazione prodotta dal prof. Spanò. Inoltre la presenza di habitat composti da terreni erbosi seminaturali e facies arbustate su substrato calcareo facilita la presenza di piante particolarmente sensibili ad impianti eolici, come la Lillula arborea, il Lanus collirio, il Rhinolophus ferrumequinum. Il crinale che dallo Schigonzo conduce all’Antola è infine l’habitat ideale per la copiosa fioritura della Dafne cneorum, del Tetragonolobus maritimus, della Carex vesicaria, dell’ Anemone trifola, del Melampyrum italicum, del Phyteuma scorzonerifolium, della Pulmonaria apennina. Infine è stata segnalata in tempi recenti la presenza del canis lupus. Va dunque ricordato che le comitive di escursionisti che da Crocefieschi si dirigono all’Antola lungo il sentiero dedicato a un grande della tutela del paesaggio, Cesare Fera, (l’impianto eolico sarebbe anche un’offesa alla sua memoria) godono nella buona stagione della vista di una miriade di fiori, tra i quali compare oltre il monte Proventino e verso il Buio anche il Narciso dei poeti, fiore principe dell’area antolina. 5) Viabilità ed accessoDue sono le vie per raggiungere il sito designato: la prima, da Busalla, trova nel paese di Crocefieschi una serie di strettoie impraticabili per un mezzo pesante, come la strettoia e la curva a gomito del cimitero e altre; la seconda, versante Valbrevenna, oltre la strada angusta del fondovalle e un ponte la cui robustezza è tutta da verificare, trova nel centro abitato di Nenno uno strettissimo passaggio obbligato in prossimità della chiesa e dopo una numerosa serie di stretti tornanti, che interessano uno dei più bei paesi del comune di Savignone, Sorrivi, anch’esso sotto l’impatto dell’impianto eolico perché dominato, come Nenno, dalla vetta allungata dello Schigonzo, arriva comunque nell’ abitato di Crocefieschi da dove, come detto sopra, è impossibile l’accesso alla strada che porta al crinale. Alla luce di quanto sopra, come previsto dalla ditta Tecnocasa nel suo progetto, si rende necessaria la costruzione di un nuovo tratto di strada su terreni privati boschivi, per baipassare il centro abitato di Crocefieschi e raggiungere la strada comunale già menzionata, strada che, come indicato sul citato progetto, per essere praticata dai mezzi pesanti deve essere allargata in numerosi punti e consolidata, date le innumerevoli frane che ogni anno la rendono impercorribile. Aggiungiamo inoltre, che i mezzi adibiti al trasporto dei componenti delle torri eoliche necessitano di una carreggiata minima utile di 8 metri e un raggio di curvatura dai 25 ai 40 con una pendenza max. superabile dell’ 8%, condizioni che di fatto determinerebbero un completo rifacimento della stessa ( la strada oggi misura 4 metri di larghezza) 6) Convenzione dei tre comuni Esiste una convenzione tra le amministrazioni di Valbrevenna, Crocefieschi e Vobbia in quanto l’impianto sarà installato sulla linea di confine dei tre comuni. Purtroppo non può essere trascurato il fatto che a subire i maggiori danni saranno esclusivamente i centri abitati di Valbrevenna, data la strettissima vicinanza, in alcuni casi inferiore ai 300 metri lineari previsti dalla legge con le torri eoliche. I terreni destinati all’impianto per metà sono di privati, tutti contrari al progetto e nessuno disposto a cedere o vendere: sarà interessante vedere come il Comune deciderà di affrontare il problema di un eventuale esproprio dei terreni stessi. 7) Fenomeno GalavernaPuntualmente ogni anno, nel periodo che va da Novembre a fine Marzo, e con diversa intensità, proprio sul tratto di crinale tra Crocefieschi e il passo dell’Incisa, ma soprattutto nella porzione di territorio interessata dal progetto, si forma su qualunque oggetto emerga anche di pochi centimetri uno strato di ghiaccio, dovuto alle basse temperature e al passaggio della nebbia padana. Il fenomeno nel corso degli anni, ha raggiunto picchi di intensità molto rilevanti e dannosi, come nel 1965, quando sono stati abbattuti tutti i pali della luce lasciando la frazione di Clavarezza al buio per ben 45 giorni, o come nel 1977, quando il peso del ghiaccio formatosi ha fatto crollare due tralicci dell’alta tensione (vedi allegati n° 2a,2b,2c,2d). 




E’ importante evidenziare che la “galaverna” ogni anno, in modo più o meno pesante, crea numerosi danni tra i quali lo sradicamento e la rottura di numerosi alberi nonché di cavi elettrici e telefonici: riflettiamo cosa questo fenomeno naturale provocherebbe sulle eliche delle pale eoliche lunghe 30 metri! 8) Emergenze storico monumentaliLa Valbrevenna ha una storia prevalentemente rurale, ma di tutto rispetto. Testimonianza di essa sono i paesi, costruiti in imprecisati momenti di “fame di terra” o da popolazioni che fuggivano dalle incusioni barbaresche della costa. Essi sono piccoli capolavori di edilizia rurale a torto definita “spontanea” perché finalizzata a essere strumento di lavoro, quindi senza intenti speculativi e con una perfetta organizzazione del territorio finalizzata alla costruzione di mulattiere, sentieri, cascinali, stalle per l’approvvigionamento dei fieni e del legname, l’allevamento, la distribuzione dello stallatico ecc.Tuttavia la storia della Valbrevenna ha radici nella preistoria: nasce infatti con l’Età del Ferro: durante la costruzione della strada del fondovalle nel 1936, nella frazione Cà vennero alla luce tombe a incinerazione, di cui si sono conservati alcuni reperti, oggi al Museo Archeologico di Pegli. Il sito è segnalato in loco con un grande tabellone, su cui è rappresentato il momento della cremazione del cadavere e dell’incinerazione. Più tardi, vinte le tribù liguri dei castellari, la cultura romana si spinge all’interno della valle. Ne fa fede il ritrovamento di qualche stazione “a tegoloni” e il toponimo Campo Antico sopra Pareto. L’avvento del Cristianesimo si annuncia con celle monastiche in cui i Benedettini provenienti da Precipiano si insediavano per insegnare l’agricoltura alle popolazioni ancora primitive, curare i colpiti da malattie endemice, prestare soccorso ai viaggiatori. Una di queste celle è documentata a Vaccarezza e una vera e propria abbazia: Sant’Andrea di Bovarizia è documentata tra Caserza e Nenno, immediatamente a ridosso del monte Schigonzo, portata in luce anni fa dal Centro di Studi Storici di Busalla, con la scoperta dell’abside della primitiva chiesa, dell’altare, dell’unica aula e dell’area cimiteriale annessa. I reperti trovati sono oggi nella Sezione del Museo Archeologico di Savignone. Questa abbazia finì i suoi giorni verso la fine del ‘500 a seguito della crisi benedettina ed è accompagnata da leggende che coincidono con quella di fondazione del santuario principe della valle, la Madonna dell’Acqua. Con l’avvento del feudalesimo la valle fece parte del dominio dei Fieschi, come fa fede il Castello di Senarega, ancora perfettamente conservato. Ma la vera storia della Valbrevenna è tutta nella “cultura della fatica” che ha rappresentato secoli di lavoro e sacrifici indicibili per rendere produttivo, col sistema dei muri a secco e delle fasce, un territorio in origine selvaggio e molto acclive, dove senza il secolare lavoro dell’uomo, non sarebbe stato possibile vivere. A guardare con occhio attento le montagne che chiudono la Valbrevenna, quindi anche il crinale interessato all’impianto eolico, si ritrovano i segni dell’antica civiltà in centinaia di mulattiere che collegavano le aree dei pascoli nelle “comunaglie” ai paesi, nei percorsi seguiti dai migranti stagionali e dai contadini che portavano a vendere a Busalla, attraverso Crocefieschi, i prodotti della terra, dell’artigianato e il carbone, nelle cappellette “rifugio” dove si davano appuntamento i mercanti di bestiame delle diverse vallate per lo scambio della merce e si riparavano in caso di improvviso maltempo. L’esperienza delle ricerche di questi anni e la promozione del paesaggio attuata da associazioni ed enti, ha dimostrato che c’è sete di conoscenza anche di questa storia a torto definita “minore”, che i visitatori rispondono alle sollecitazioni dei ricercatori, come hanno dimostrato giornate di studio nei seccherecci restaurati di Pareto, a Senarega, nell’ambito del Parco Antola. Lo studio di Paolo Giardelli è illuminante a questo riguardo: dalla viva voce dei pochi superstiti di quella cultura, una quarantina d’anni fa, il ricercatore che ha soggiornato in Valbrevenna oltre un anno, ha ricostruito le fasi di una “conquista” del territorio faticosa e logorante, ma tenace e alla fine vittoriosa. L’impianto eolico distruggerebbe in modo irrimediabile anche i segni dell’antica cultura con perdita totale delle testimonianze rimaste, che l’Ente Parco si prefigge di tutelare, assieme al paesaggio umanizzato e che l’impegno di enti pubblici e di associazioni private in questi anni hanno segnalato e censito. A conclusione delle osservazioni sopra esposte, ci preme ancora ribadire come, in un momento di grande attenzione alla salvaguardia dell’ambiente, non si possa e non si debba tranquillamente pianificare la devastazione di un territorio ancora incontaminato, unica ricchezza delle nostre valli inquinandolo per sempre dal lato paesaggistico e acustico.Evidenziamo infine che la Liguria, per la sua conformazione, è stata sempre classificata come un territorio poco idoneo all’installazione di strutture adibite allo sfruttamento dell’ eolico, come peraltro riportato dal piano energetico regionale. Bibliografia Paolo Giardelli, Fonti per una storia locale. Ricerche in Valbrevenna, Facoltà di Lettere e Filosofia, Genova, AA. 1978-79Giovanni Meriana, Valbrevenna, le meraviglie della valle nascosta, Il Golfo, Genova 2007Giorgio De Maria, Giovanni Meriana, I nostri fiori, Sagep, Genova 1978Giovanni Meriana, Camillo Manzitti, Alta valle Scrivia, un patrimonio naturale e artistico, Sagep, Genova 1974Giovanni Meriana, Mauro Valerlo Pastorino, Progetto di Museo Storico in Valle Scrivia, in “Indice per i beni culturali del territorio ligure”, Sagep, Genova, gennaio – febbraio 1978, n.8Il Nostro Minimondo, Periodico delle parrocchie di Clavarezza e Pareto in Valbrevenna, 1972-1981Teofilo Ossian De Negri, Una tomba preromana scoperta in Valbrevenna, in “Rivista ingauna e intemelia, anno III, 3-4 Comitato “difendiamo la Valbrevenna” comitatovalbrevenna@tiscali.it http://comitvbrevenna.blog.excite.it
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